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Ordinanza della Corte di Cassazione

Politeia Scuola

17 mag 2025

La Corte di Cassazione con ordinanza n.11548/2020 sull’assegnazione dei docenti alle classi

Colleghi, a giugno, i dirigenti scolastici iniziano a pianificare l'assegnazione delle cattedre ai docenti di ruolo per il nuovo anno scolastico. Questa assegnazione dovrebbe essere un processo che coinvolge il dirigente scolastico, il Consiglio di Istituto e il Collegio dei Docenti.

In realtà però questa assegnazione avviene manualmente dalla stessa D.S, la quale con il supporto di un gruppo di persone che agiscono in sua aderenza, inizialmente sottomette alle sue volontà il Consiglio d'Istituto (che dovrebbe svolgere un ruolo cruciale nella scuola) facendolo approvare “criteri di assegnazione alle cattedre di sua opportunità” e annulla completamente il Collegio docenti. Attenzione colleghi, prendere il controllo del collegio in modo autoritario e privarlo di una sua prerogativa fondamentale, danneggia la scuola e il suo funzionamento, riduce la possibilità di una gestione partecipativa e collaborativa e distrugge la nostra anima.


Sicuramente questo modo di operare produce polemiche, malumori e contenziosi davanti al giudice del lavoro, ma non basta. Non di rado si trovano casi di docenti di ruolo e di lungo corso confinati in cattedre di potenziamento e magari docenti precari inseriti in cattedre di tutto rispetto.

A questo proposito La Corte di Cassazione con ordinanza n.11548/2020 depositata il 15 giugno 2020 ha spiegato definitivamente ai dirigenti scolastici, che l’assegnazione dei docenti alle classi deve essere effettuata applicando rigorosamente i criteri fissati dal Consiglio di istituto e tenendo nel debito conto il parere del Collegio dei docenti.La Corte di Cassazione con ordinanza n.11548/2020 depositata il 15 giugno 2020 ha spiegato definitivamente ai dirigenti scolastici, che l’assegnazione dei docenti alle classi deve essere effettuata applicando rigorosamente i criteri fissati dal Consiglio di istituto e tenendo nel debito conto il parere del Collegio dei docenti. Non si tratta, dunque, di un mero atto di imperio, ma di un provvedimento di esecuzione di atti normativi di carattere collegiale.


Rigettando un ricorso del Ministero dell´istruzione, la Suprema Corte ha spiegato che l´avvento della dirigenza scolastica non ha scalfito in alcun modo l´impianto democratico a cui è informato il modello gestionale e organizzativo delle Istituzioni scolastiche:


al Consiglio di istituto spetta la decisione, vincolante per il dirigente scolastico, circa i criteri da seguire nell´assegnazione dei docenti alle classi;


al Collegio dei docenti spetta il diritto-dovere di emanare un parere tecnico, che possa dare forza alla motivazione del provvedimento finale;


– al dirigente scolastico spetta l´onere di dare attuazione ad entrambe le delibere.


Il dirigente scolastico, peraltro, presiede il Collegio dei docenti ed è membro di diritto del Consiglio di istituto, quindi partecipa a pieno titolo al processo di formazione delle decisioni collegiali, alle quali ha l´onere di dare esecuzione. I giudici di legittimità hanno spiegato, inoltre, che il mancato rispetto delle procedure previste dalla legge e dal contratto viola i principi di correttezza e buona fede (Cass. n. 15618 del 15 luglio 2011). E tale violazione rende illegittimo e inefficace l’atto formato dal dirigente.




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